LE VITAMINE IN GRAVIDANZA

VITAMINA D IN GRAVIDANZA

La vitamina D si comporta più come un ormone che come una vitamina . In buona parte ce la sintetizziamo da soli con l’ esposizione alla luce solare, e solo in piccola parte assumiamo con gli alimenti i precursori della vitamina, il colecalciferolo (vitamina D3) di derivazione animale,e l'ergocalciferolo (vitamina D2), dai  vegetali. 

Salvo l' olio di fegato di merluzzo, che ne contiene una buona quantità ( ed è usato come integrazione in molti paesi del nord dove di sole ce ne è molto poco), pesci grassi, uova, fegato carni rosse, burro e formaggi grassi ne contengono piccole  quantità utili. 

La principale fonte (circa il 90%)  è quindi la sintesi cutanea ad opera dei raggi ultravioletti, (come vitamina D3) tuttavia occorre prendere una accettabile quantità di sole, che nei mesi invernali o con una attività lavorativa al chiuso ed a tempo pieno rischia di essere insufficiente. La stagione e l’ ora della giornata, che determinano l’ incidenza dei raggi solari, influiscono di molto sulla capacità di sintesi della nostra cute. 

L' angolo incidente basso del sole invernale o del tramonto causa un maggior assorbimento dei raggi UVB da parte dello strato di ozono, gli ultravioletti quindi arrivano poco, per cui l’esposizione alla luce solare in inverno o al di fuori delle ore centrali della giornata (prima delle 10 del mattino o dopo le 15 del pomeriggio) determina una  scarsissima  produzione di vitamina D. Se si prende invece sole pieno in costume da bagno, quando l’ esposizione al sole è tale da provocare un modestissimo arrossamento della cute, c’è una sintesi di  10.000-20.000 UI di vitamina D nelle 24 ore.

La vitamina D3 è la forma predominante nel sangue materno. Nella prima fase della gestazione la vitamina D modula il sistema immunitario, favorendo l’impianto embrionale. Un apporto insufficiente in gravidanza è stato associato a  peso ridotto  alla nascita, difetti nello sviluppo dello scheletro ed una maggiore incidenza di infezioni respiratorie ed allergie nei primi anni di vita. 

Non c'è uniforme  consenso sulla profilassi di routine di vitamina D dall’inizio e per tutta la durata della gravidanza. Alcune importanti istituzioni come L’ AIFA ed il WHO, ritengono che  in una donna sana con una corretta e variata dieta alimentare non occorra di routine una specifica supplementazione di vitamina D in gravidanza, ne sia necessario uno screening di routine dei valori ematici.

La supplementazione andrebbe riservata ai soggetti a rischio: i soggetti con fototipo scuro, con, scarsa esposizione alla luce solare, con obesità, a rischio di preclampsia, con  malassorbimento, ma anche donne con dolori ossei, patologie gastrointestinali, abuso d’alcool, un precedente figlio con rachitismo, donne che assumono farmaci che interferiscano con il metabolismo della vitamina D.

Altre associazioni scientifiche anche importanti consigliano una supplementazione di routine  per tutta la durata della gravidanza e durante l’ allattamento a basse dosi. 600 UI/die (15 μg/die) , riservando dosi più elevate (1.000-2.000 UI/die ) ai soggetti a rischio. Dosaggi fino a fino a 4.000 unità internazionali al giorno in gravidanza sono considerati sicuri da molti esperti.

I LARN (Livelli di riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana) nella revisione del 2012 riportano un RDA per la vitamina D in gravidanza e allattamento di 600 UI (15 μg) (Società Italiana di Nutrizione Umana 2012).

Livelli ematici di vitamina D nell' adulto

 La concentrazione Ideale di Vitamina D è tra 30 e 60 ng/ml
Si definisce insufficienza la presenza di livelli di 25(OH)D compresi tra 20 e 29 ng/ml
Si definisce deficit di vitamina D la presenza di livelli di 25(OH)D < 20 ng/ml.
Si definisce deficit grave la presenza di livelli di 25(OH)D < 10 ng/ml;
Si definisce ipovitaminosi sia la condizione di deficit che di insufficienza  con livelli di 25(OH)D < 30 ng/ml.

L’ Accademia Nazionale delle Scienze Americana, (IOM) ha stabilito che valori sierici di 25(OH)D ≥ 20 ng/ml sono comunque adeguati per la donna gravida.

A giudizio del medico, una condotta clinica ragionevole potrebbe prevedere la supplementazione di tutte le gravide con 600 UI/die fin da inizio gravidanza e prevedere una supplementazione con almeno 1.000-2.000 UI/die per le donne con fattori di rischio di deficit di vitamina D. 


deficit di vit D in gravidanza

ACIDO FOLICO IN GRAVIDANZA

I folati rappresentano un complesso vitaminico idrosolubile appartenente al gruppo B, contenuto soprattutto nei vegetali a foglie verdi, nella frutta (ad esempio nelle arance), nei cereali. L'Acido Folico è importante per l'anemia e per possibili alterazioni fetali nel primo trimestre di gravidanza, poichè la vitamina ha un ruolo importante nella sintersi di DNA e RNA e quindi nella replicazione cellulare. 

I livelli di assunzione raccomandati in gravidanza (meglio fino da due mesi prima del concepimento) sono incrementati del 50% per le gestanti e del 25% per le nutrici rispetto alle altre donne in età fertile ( rispettivamente 600-500 μg/die vs 400 μg/die).

Buone fonti di folati sono  i cereali, le verdure a foglia verde, la frutta fresca.

Il fabbisogno di folati è aumentato durante tutto il periodo periconcezionale a causa del rapido utilizzo per la costituzione delle cellule e dei tessuti fetali. La supplementazione materna con acido folico soprattutto per la riduzione del rischio di difetti del tubo neurale. è raccomandata per tutte le donne in età fertile che non escludono una gravidanza (Ministero della Salute), 

La supplementazione  con almeno 400 μg/die  e secondo alcuni fino a 800 μg/die dovrebbe cominciare due mesi prima del concepimento, I benefici di dosaggi più elevati sono ad oggi allo studio. L’uso di integratori a base di acido folico a questi dosaggi è considerato comunque sicuro per la madre

Le concentrazioni di folati nel latte materno aumentano progressivamente dal colostro al latte maturo, fino a raggiungere livelli  più elevati di quelli plasmatici.

Allo scopo di assicurare i livelli di folati adeguati per la madre durante l’allattamento, l’assunzione dovrebbe essere incrementata del 25% in questa fase della vita della donna, fi no a raggiungere i 500 μg/die.



Pagina 8 di 11